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Giovanni Lessio

Presidente teatro G. Verdi di Pordenone

In un momento difficile come quello della pandemia, il Teatro Verdi di Pordenone non è rimasto fermo. Questo è sicuro. L’abbiamo affrontata come una sfida da vincere cercando di individuare le opportunità da cogliere. Momenti eccezionali come questi, pur nella loro drammaticità, offrono l’occasione per riflettere su cosa siamo e cosa potremmo essere. Essendo un teatro di ospitalità, quindi senza compagnia, né orchestra o corpo di ballo stabili, per prima cosa abbiamo ragionato su come mantenere il contatto con il nostro pubblico, come poterci proporre anche al pubblico più ampio di quello tipicamente locale che comunque ci segue, come continuare nella nostra funzione educatrice e didattica. Da tempo stavamo ipotizzando nuove formule utilizzando il web e la forzata chiusura delle Sale ci ha fornito lo spunto per mettere in atto tali propositi.

Abbiamo così intrapreso la strada della produzione realizzando delle proposte ad hoc rivolte alle specifiche esigenze dei nostri pubblici che hanno risposto in maniera davvero entusiasmante. E’ stata una scelta azzeccata, di successo, che ha rafforzato il legame con gli appassionati che ci seguono a dimostrazione di come il mondo della prosa e della musica possono essere strumenti di approfondimento, di crescita culturale oltre che di divertimento. Con orgoglio posso dire che siamo diventati un “caso di studio” all’interno del nostro settore, un esempio virtuoso per teatri del nostro livello. Il COVID quindi ci ha offerto l’opportunità di avviare una programmazione virtuale che va ad affiancarsi a quella tradizionale in presenza.

Il secondo aspetto che abbiamo affrontato è legato al tema della stagionalità. I teatri operano principalmente per stagioni, in genere l’attività inizia in autunno e finisce a fine primavera. Noi abbiamo bypassato questo concetto. Riteniamo che i teatri debbano offrire gli spettacoli senza soluzione di continuità tutti i mesi dell’anno. Pertanto non ragioniamo più in termini di “Stagione” bensì di “Programmazione” con proposte che tra loro si intersecano e si succedono creando un continuum.

Altro aspetto la multifunzionalità: abbiamo la Sala Grande da 850 posti, il Ridotto da 140, la Sala Spazio 2 da un centinaio di posti e inoltre utilizziamo anche il palcoscenico rovesciandone l’ottica, nel senso che sul palcoscenico si siedono gli spettatori creando una sala da 200 posti circa. Abbiamo fatto delle sperimentazioni nei foyer, per cui possiamo dire che tutti gli spazi del Teatro, salvo gli uffici, sono aperti all’arte, alla cultura. Da questa estate andremo anche all’aperto, valorizzando uno scorcio storico particolarmente suggestivo della città.

La forza e la capacità di fare queste cose risiede nel concetto di lavoro di squadra. I dipendenti non sono molti, però tutto lo staff – la direttrice più i due consulenti artistici, oltre a me che sono il presidente – è in continuo brainstorming, lavorando in grande sintonia, con grande creatività oltre che con competenza e professionalità. Un grande merito va riconosciuto alla direttrice capace di coordinare efficacemente le maestranze, i consulenti e tutti coloro che operano in teatro. Gli stessi consulenti artistici rispondono molto bene alle sollecitazioni e sono sempre disponibili e prodighi di consigli. Tutto il personale dipendente, nonostante il COVID e l’utilizzo della cassa integrazione dimostra una disponibilità e dedizione che va oltre il semplice rapporto di lavoro. Credo che la ragione di questo clima così positivo e fattivo risieda nella piena condivisione della vision e mission del teatro da parte di tutti.

In più c’è la sensibilità. All’inizio di questa emergenza sanitaria, la nostra prima preoccupazione è stata nei confronti degli artisti, specie quelli più giovani, per i quali abbiamo lanciato, primi in Italia, una campagna di sostegno per garantire loro l’ingaggio nonostante l’assenza di pubblico. Erano momenti in cui tanti artisti registravano le loro performance con i telefonini, tralasciando per forza di cose gli aspetti qualitativi audio e video. Da qui la nostra campagna a loro sostegno esortando gli artisti a non arrendersi, offrendo loro il nostro know-how per streaming (anche live) di qualità. Questo ha motivato anche la RAI ha richiedere i nostri spettacoli trasmettendoli sia sui canali tv che radiofonici.

Un’altra caratteristica che ci è riconosciuta è che siamo aperti alle collaborazioni. Da noi le realtà e gli operatori culturali trovano sempre grande ascolto. Siamo un “palcoscenico – vetrina” che valorizza i partner. Tutto questo sta creando in città, in regione e fuori regione, un’immagine del teatro molto positiva: quella di un teatro volano e facilitatore di cultura in città e nel territorio.

Se è vero che siamo un team bravo, capace e resiliente, è anche vero che il pubblico ha apprezzato e riconosce questo sforzo. Lo dimostra il fatto che una quota superiore al 60% degli abbonati ha rinunciato al rimborso dell’abbonamento sapendo che queste risorse rimanevano al teatro e sarebbero servite per il sostegno agli artisti. Si è così creato un circolo virtuoso in quanto gli artisti hanno maturato un senso di gratitudine e di disponibilità particolare nei nostri confronti, ponendoci così in una condizione privilegiata rispetto ad altre realtà. Va da sé che nel momento in cui i teatri riapriranno e le agende cominceranno ad ingarbugliarsi noi saremo tenuti in particolare considerazione proprio per la sensibilità dimostrata in questo periodo così difficile.

Da ultimo ma non ultimo un fattore di successo è l’attenzione posta nell’organizzazione e nell’amministrazione. Siamo un teatro sano, con i conti in ordine, che non ha mai chiuso in perdita e che si è dotato di un controllo di gestione all’avanguardia.